Sunday, January 13, 2019

Alessandro Staiti: I King Crimson compiono 50 anni






Pubblicato il 13/01/2019

I King Crimson nascono ufficialmente con la prima prova del gruppo lunedì 13 gennaio 1969 nel seminterrato del Fulham Palace Café al 193 di Fulham Palace Road, West London. Erano tempi fertili per il pensiero, l’arte e la musica. In quelle ore, per dirne una sola, usciva il primo disco dei Led Zeppelin. I ragazzi del Re Cremisi guidati da Robert Fripp erano destinati a influenzare in modo significativo la storia della musica contemporanea. Questa è la loro storia.

Pochissime band possono vantare, nel mondo del rock, una tale longevità unita a energia, intensità e a qualità artistica così elevate come i King Crimson. Oggi il Re compie cinquant’anni: dal 2014 è tornato in attività e se ne va in giro per il mondo a proporre un repertorio di altissimo livello eseguito da otto musicisti con la perizia strumentale di virtuosi orchestrali e la dedizione totale da parte di ogni singolo componente all’atto della musica.

La bestia a otto teste 
Dopo aver annunciato al «Financial Times» il ritiro dal mondo della musica (“The day the music died”), Robert Fripp nel giugno 2014 torna sulla scena con i King Crimson – la cui ultima apparizione live risaliva al 17 agosto 2008 al Nokia Theatre di New York. Questa volta la line-up con ben sette musicisti è davvero sorprendente: tre batteristi in prima linea - Pat Mastelotto, Bill Rieflin, Gavin Harrison – Tony Levin al basso e allo stick, Mel Collins ai sax e ai flauti e Jakko Jakszyk alla chitarra, alla voce e al flauto. È l’ottava incarnazione della band, e come ama ripetere Fripp: «Quando compare musica che solo i King Crimson possono suonare, prima o poi, compaiono i King Crimson per suonarla». Negli Stati Uniti la band aveva dato l’ultimo concerto, negli Stati Uniti – e precisamente ad Albany, New York - torna sul palco il 9 settembre 2014.

Da allora i King Crimson continuano ininterrottamente i loro tour internazionali: l’ultima line-up si è stabilizzata definitivamente con il ritorno di Bill Rieflin (dopo un anno sabbatico ma alle sole tastiere – mai prima d’ora i King Crimson avevano avuto un musicista dedicato esclusivamente allo strumento nel proprio organico – e il mantenimento alla batteria centrale e alle tastiere dell’eccellente Jeremy Stacey, che aveva sostituito Bill durante la prolungata assenza. Nasce così la bestia a otto teste, una delle formazioni “definitive”, un aggettivo che Fripp riconosce soltanto a quelle di In The Court Of The Crimson King (1969), Red (1974) e Discipline (1981).

Energia, intensità, eclettismo 
Una delle caratteristiche dei King Crimson, da sempre, è di essere in continuo movimento: innovatori assoluti, instabili nell’organico e mai adagiati sul successo. Anzi, appena la fama della band durante gli anni settanta sta per raggiungere uno status simile a quello dei Pink Floyd, Robert Fripp – che era rimasto il solo co-fondatore dei primi King Crimson (come oggi, del resto) - decide di scioglierla, allora disse per sempre. «Maggiore è il successo» - afferma il Chitarrista - «maggiore è la pressione per continuare a ripetere te stesso».



L’attuale incarnazione dei King Crimson è diversa: è definitiva, ha ragione Fripp. Lo si vede e lo si ascolta se si assiste a uno dei loro straordinari concerti. Lo si vede da come i musicisti stanno sul palco: nessun leader, tutti leader. Lo si vede dalla gioia e dal divertimento che si legge chiaramente, sera dopo sera, sui loro volti e nei loro movimenti. Lo si vede dall’impegno nell’accettare, sera dopo sera, nuove sfide nell’interpretare i brani. Lo si ascolta nell’assoluta perfezione con cui, di data in data, viene eseguito ogni singolo brano. Brani che spaziano, per la prima volta nella storia della band, dal 1969 ai nostri giorni. Alcuni mai eseguiti dal vivo, come la dolcissima “Moonchild”, la splendida suite di “Lizard”, oppure “Fallen Angel” e “One More Red Nightmare” che rivivono con una potenza espressiva tale da superare le (sovra) incisioni originali. Ascoltare “Epitaph”, “The Court Of The Crimson King”, “Peace”, “Cadence and Cascade”e “Pictures Of A City”, “Sailor’s Tale”, “The Letters” e “Islands”, “Larks’ Tongues in Aspic, Part 1”, “Easy Money” e la stupefacente “Fracture” (brani mai più suonati dal vivo dai primi Anni Settanta) interpretati da questa incarnazione cremisi, è un’esperienza unica. I brani più antichi risplendono di nuovi colori e vengono rivitalizzati da nuova linfa, soprattutto quelli che all’epoca erano troppo complessi da poter essere suonati da parte di musicisti giovani e inesperti. Così come si resta schiacciati dalla cosiddetta “Radical Suite”, ovvero le nuove composizioni di questa incarnazione: le tre potenti e angolari parti di “Radical Action (To Unseat The Hold Of Monkey Mind)”, “Meltdown” e “Level Five” - ormai ribattezzata “Larks’ Tongues In Aspic, Part V“.

L’ascoltatore viene sovrastato dall’energia e dell’intensità che viene sprigionata sul palco dando vita un tipo di rock unico e originale che supera ogni genere, come accadeva anche nelle potenti esibizioni sullo stage della prima formazione. Non v’è ombra di autocelebrazione: come afferma Fripp, ed è la pura verità, «la musica è nuova, in qualsiasi momento sia stata scritta». Questa band – i cui componenti sono tra i migliori musicisti al mondo nei rispettivi strumenti – ha inoltre raggiunto un ulteriore livello di coesione interna, di unità e maturità espressiva, dopo i cinque fantastici e calorosi show a Città del Messico nel luglio 2017, ottimamente documentati dall’ultimo Meltdown, un triplo cd + blu ray che offre anche lo spettacolo di un bellissimo filmato ad alta risoluzione: più lo si guarda, più lo si ascolta, più si viene colti dal sospetto che le potenzialità di questo organico non siano ancora state completamente espresse. Ora, come nel 1969, nel 1974 e nel 1981, la Musica si è chinata sui King Crimson e ha dato loro fiducia.


Un misterioso capolavoro 
Così Pete Townshend, l’alfiere degli Who, saluta il 10 ottobre 1969 la pubblicazione di In The Court Of The Crimson King: «an uncanny masterpiece». Il primo album dei King Crimson, autoprodotto da giovani eccellenti musicisti poco più che ventenni, senza alcun riferimento testuale sull’impressionante copertina col faccione urlante disegnata da Barry Godber, si impone prima nel Regno Unito poi nel resto del mondo come un capolavoro venuto dal nulla. Registrato e mixato in circa dieci giorni alla fine di luglio 1969, dopo due tentativi falliti con Tony Clarke, il produttore dei Moody Blues. Fripp: «Ci rendevamo conto che avremmo commesso degli errori, ma decidemmo che era meglio fare i nostri errori». Itcotck rimane stabile nelle vendite ancora ai nostri giorni. Che musica c’è nell’album? Un rock diverso, europeo, senza alcun riferimento al blues, che incorpora elementi di jazz, folk, improvvisazione e musica colta, il tutto suonato con un elevatissimo livello di competenza musicale e uno stile unico e mai ascoltato prima.

Quel capolavoro viene fuori dall’amalgama di cinque talentuose personalità molto diverse tra loro. Tutto inizia con Giles, Giles & Fripp che incontrano Ian McDonald tramite un annuncio sul Melody Maker. Ian poi porta con sé Peter Sinfield. Quando Greg Lake prende il posto di Peter Giles, nella seconda metà di novembre 1968, vengono concepiti i King Crimson: Robert Fripp (chitarra), Greg Lake (basso e voce solista), Ian McDonald (ance, legni, vibrafono, tastiere, mellotron, cori), Michael Giles (batteria, percussioni, cori) e Peter Sinfield (il poeta che scrive i testi, che illumina il gruppo con le sue luci e che suggerisce il nome così iconico). Ricorda Sinfield a Uncut nel 2014: «Quando Greg è stato invitato c’erano ancora Giles, Giles & Fripp, tutti molto bravi e intelligenti, ma bloccati. Ian e io abbiamo introdotto un elemento di songwriting - qualcosa di peso, peso gotico, fiammeggiante. Il talento e l’entusiasmo di Greg erano come un grande paio di soffietti per il camino. C’era questa piccola scintilla sulla quale lui soffiava e all’improvviso la trasformava in una fiamma e vi aggiungeva anche armonie. Mike ci metteva i tamburi, io ci mettevo una parola o due, e poi arrivava Fripp che diceva con tutta calma ’Ho un’idea al riguardo’, e tirava qualcosa fuori dai suoi 20.000 anni di pratica della chitarra”.

I King Crimson nascono ufficialmente con la prima prova del gruppo lunedì 13 gennaio 1969 nel seminterrato del Fulham Palace Café al 193 di Fulham Palace Road, West London, di proprietà dei due fratelli di origine greca Peter e George Calatychos; una sala prove trovata da Sinfield, in cui viene traslocato dalla casa dei genitori di McDonald il Mellotron – lo strumento al quale i King Crimson daranno per la prima volta un ruolo da protagonista nella storia del rock. In quello stesso giorno in Uk venivano pubblicati Yellow Submarine dei Beatles e il primo album omonimo dei Led Zeppelin. Il Fulham Palace Café sarà per due anni e mezzo la casa fisica e spirituale dei King Crimson. Il 22 gennaio 1969 viene ufficialmente adottato il nome King Crimson. Lo ha coniato Peter Sinfield: «Il nome King Crimson era mio. Volevo qualcosa come Led Zeppelin, qualcosa che esprimesse un po’ di potenza. King Crimson era arrogante». E sui presunti riferimenti a Satana o al mondo dell’occulto: «No. Una volta per tutte. No! Era un blasone rubato alla storia, alla letteratura fantasy e alla fantascienza. Non era Belzebù era solo una sorta di “forze oscure del mondo”». Come per altre band del tempo - Cream, Led Zeppelin, Black Sabbath: «Prima hai questa adorabile allitterazione e in seguito inventi il personaggio».

La Fata Buona 
David Enthoven e John Gaydon abbandonano il lavoro all’agenzia teatrale di Noel Gay e diventano i manager dei King Crimson. Fripp riassumerà in seguito in poche righe i fattori principali dell’affermazione della band: «Il materiale, il talento esecutivo, l’impegno, l’energia della disperazione, la sorpresa, il management, la casa discografica, la pubblicità, i media, l’album e la sua copertina, lo spirito del tempo, la tecnologia, il Ford Transit, Angus Hunking (il ricco zio di McDonald, che ha prestato i soldi per finanziare la band n.d.r.), la crescita inarrestabile dell’industria discografica tra il 1968 e il 1978, la diffusa accettazione sociale del consumo di droga. Ma soprattutto, era la presenza della Fata Buona». Ancora Fripp: «La Fata Buona non è una persona, ma una corrente favorevole che permette ai Crimson di essere i Crimson. Sono stato in sua presenza, inconfondibilmente. In questo senso la Fata Buona è tangibile, riconoscibile, esperienziale». Quei King Crimson si presentano al pubblico, e lo sconvolgono letteralmente, con esibizioni di abilità esecutiva e potenza espressiva impressionanti. Stesse caratteristiche che emergono oggi, dopo ben cinquant’anni, dal patrimonio genetico della band. King Crimson è come un’entità che vive di vita propria e che si incarna di volta in volta in differenti personaggi. Con un minimo comune denominatore nell’arco di dieci lustri, Robert Fripp.

La partecipazione al concerto dei Rolling Stones a Hyde Park il 5 luglio 1969 mette la parola definitiva sulla reputazione dei King Crimson. Recensioni positive arrivano dai maggiori media dell’epoca, come Melody Maker e The Listener. Perfino il Guardian sentenzia «La maggior parte della musica, con l’eccezione di un gruppo sensazionale chiamato King Crimson, era indifferente».

La band in quel periodo suona ogni domenica sera al Marquee Club di Londra, e tra gli spettatori c’è anche Stephen Morgan Fisher, il tastierista dei Mott The Hoople. «Il primo show dal vivo che ho visto dei King Crimson: Marquee Club, estate del 1969, quando suonavano ogni settimana». – testimonia il compositore britannico sul proprio sito web – «Il rinomato Marquee di Wardour Street a Londra era davvero un club di modeste dimensioni, oscuro, umido, caldo e appiccicoso, ma vedere i King Crimson esibirsi, con pochi rudimentali effetti di illuminazione (fiamme simulate e uno stroboscopio) e Ian McDonald in estasi suonare il suo Mellotron, lo trasformava in un immenso tempio della musica che mi lasciò completamente tramortito».

I rudimentali effetti di illuminazione sono opera di Peter Sinfield e del suo artigianale e innovativo light-show costruito con carta stagnola da cucina e compensato. Come dirà poi Fripp a Mark Williams di Rolling Stone: «Con le luci aveva l’opportunità di influenzare la musica. Aveva sviluppato le sequenze dei flash di luce a tal punto perché sapeva cosa stavamo per suonare prima ancora che lo suonassimo ed era pronto a proiettare il colore giusto al momento giusto. E poteva fare uso di questa sua comprensione per creare o anche estendere l’umore di un passaggio».

In The Court Of The Crimson King viene pubblicato dalla Island il 10 ottobre 1969 (e lo stesso giorno Mark Williams scrive su IT: «L’album definitivo… Composto, arrangiato, suonato e prodotto dal gruppo più originale fin dai tempi di……………… (riempite gli spazi e spedite la vostra risposta a Apple Limited, Savile Row, London, per esempio)».

«La copertina» – raccontava David Enthoven – «era una delle prime copertine di dischi a non avere il nome dell’artista sul fronte, lungo il dorso o il logo della casa discografica. Era soltanto quella faccia. Il solo vedere quella faccia che ti si presentava innanzi, rese l’album irresistibile per le persone che sfogliavano gli scaffali dei negozi di dischi. Sono sicuro che un sacco di persone lo acquistarono per la forza della copertina, che riassume la musica piuttosto bene».

Molte etichette negli Usa vorrebbero il disco dei King Crimson nel proprio catalogo, ma chi se lo aggiudica è il boss della Atlantic, Ahmet Ertegun, che nel contratto prevede anche la promozione del disco con un tour di due mesi. Mentre la band suona negli Stati Uniti, Itcotck entra al quinto posto nella classifica delle vendite in Inghilterra. Quel tour, tuttavia, segna proprio la fine della prima incarnazione dei King Crimson. Il 3 dicembre 1969 McDonald e Giles decidono di lasciare i King Crimson. La pressione per i due giovani musicisti, sottoposti allo stress di un tour massacrante e che hanno lasciato le rispettive fidanzate in patria, è diventata insopportabile.

Nel suo diario Fripp annota: «A Los Angeles Mike e Ian decisero di lasciare e me lo dissero mentre eravamo in viaggio verso Big Sur la sera del 7 dicembre. Ebbi un vuoto allo stomaco. I King Crimson erano tutto per me. Per tenere la band insieme, proposi che fossi io a lasciare al posto loro, ma Ian disse che la band era molto più me che loro». Il tempo di ultimare il tour con due show al Fillmore West di San Francisco il 14 e 15 dicembre e la mattina dopo la band torna in Inghilterra. Poco dopo l’abbandono di McDonald e Giles, anche Greg Lake se ne va per entrare a far parte del trio assieme a Keith Emerson e Carl Palmer che in breve tempo conquista un successo planetario. Quella breve incarnazione del Re Cremisi era durata soltanto lo spazio di un disco e un tour negli Stati Uniti.


Lunga vita al Re 
I King Crimson restano nelle mani di Robert Fripp e Peter Sinfield che producono tre splendidi album: IN THE WAKE OF POSEIDON, LIZARD e ISLANDS. L’organico è sempre più fluttuante: quando sembra aver trovato una forma più stabile con Mel Collins ai sax, Ian Wallace alla batteria e Boz Burrell al canto (Fripp gli insegna a suonare il basso in tre settimane), dopo un tour negli Stati Uniti testimoniato dal bootleg ufficiale EARTHBOUND, nel 1972 arriva l’ievitabile separazione tra Fripp e Sinfield. Il poeta sta indirizzando la musica della band in una dimensione jazz più calma e sognante, Robert ha in mente qualcosa di molto diverso. Con John Wetton, Bill Bruford e David Cross dà vita a un corso cremisi del tutto nuovo: un rock angolare e molto più duro che in passato, con forti influenze della musica colta europea che spaziano da Bartók a Stravinsky.

La band produce tre album, LARKS’ TONGUES IN ASPIC, STARLESS AND BIBLE BLACK e RED, che diventeranno negli anni successivi il punto di riferimento di molti artisti. Nel 1974 Fripp mette fine ai King Crimson (apparentemente per sempre) e si ritira per tre anni dalla scena musicale. Nel 1981 inaspettatamente il Re torna a sorpresa di sulla scena: ora la band è per metà inglese e per metà americana. Accanto a Fripp e Bruford arrivano Adrian Belew e Tony Levin. L’album d’esordio, DISCIPLINE, spinge la band ad addentrarsi nuovamente in territori inesplorati.

Ora il rock dei King Crimson include il fascino del gamelan e altre suggestioni etniche unite a poliritmismi, clangori, insoliti e complessi quanto distintivi intrecci di chitarre. Dopo tre anni e altri due album, BEAT e THREE OF A PERFECT PAIR, la band si scioglie di nuovo per ricomparire sulla scena nel 1994 nella forma di un doppio trio: ai musicisti di DISCIPLINE si aggiungono Trey Gunn e Pat Mastelotto per realizzare THRAK con un approccio che si avvale delle tecnologie digitali per infondere nuova linfa alle migliori intuizioni della metà degli anni settanta e dei primi anni ottanta. Ancora una lunga pausa, poi nel 2000 il Re si presenta di nuovo sulla scena orientato verso sonorità ancor più alternative e metalliche e produce altri due album: THE CONSTRUKCTION OF LIGHT e THE POWER TO BELIEVE. Un ulteriore rimescolamento di organico nel 2007 e un breve tour nel 2008. Quindi il silenzio fino al 2014.

Il 50° anniversario 
A cinquant’anni i King Crimson hanno conquistato un’audience molto più ampia che in passato. Ai concerti di Pompei e Roma, nella scorsa estate, tra il pubblico erano presenti molti adolescenti. Un processo iniziato con il campionamento di “21st Century Schizoid Man” di Kanye West per POWER, il suo successo del 2010, e che ora vede “Starless” come colonna sonora delle scene d’apertura di “Mandy”, il nuovo film di Nicholas Cage. La band si prepara a celebrare mezzo secolo di esistenza con una serie di interessanti iniziative,tra cui:

-Febbraio 2019: il box di vinili 1972-1974 – che va a completare il box 1969-1972 da poco in commercio - con le rimasterizzazioni di Steven Wilson e Robert Fripp, finalmente in grado di far ascoltare gli album di quei King Crimson come finora non era stato possibile

-Maggio 2019: il box HEAVEN & HEART con CD,DVD e Blu Ray che coprono il periodo 1990s – 2008

-Ottobre 2019: un nuovo box dedicato al 50° anniversario di ITCOTCK, rimasterizzato e con molto materiale inedito

-Fine 2019: un approfondito documentario sulla band diretto da Toby Amies intitolato Cosmic F*Kc


Il Celebration Tour 2019 
Il Celebration Tour 2019 prevede 50 concerti in tre continenti: toccherà Germania, Regno Unito, Olanda (probabilmente), Polonia, Francia, Svizzera, Spagna, Italia, Messico, Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina e Cile. Il tour partirà da Lipsia il 10 giugno 2019. Il 18, 19 e il 20 la band sarà alla Royal Albert Hall di Londra per quelle che si preannunciano tre serate davvero speciali. In Italia i King Crimson suoneranno l’8 luglio nella splendida cornice dell’Arena di Verona, il 10 luglio nel suggestivo Stupinigi Sonic Park (Torino) e il 18 all’Arena Santa Giuliana di Perugia nell’ambito di Umbria Jazz.

I concerti dell’ultimo tour del 2018, intitolato emblematicamente Tempi Incerti, hanno registrato quasi ovunque il tutto esaurito, con due date memorabili a Pompei: sembra proprio che la musica dei King Crimson abbia trovato in questo momento storico le giuste orecchie per essere compresa e ascoltata in tutta la sua portata di contenuti e forme di grande innovazione estetica e artistica: al di là di quando sia stata composta suona sempre fresca e pulsante di una vita che sembra provenire da una realtà più reale della vita quotidiana. Perché a ogni concerto, mentre la band suona sul palco, il tempo lineare scompare per lasciar posto a un Unico Momento Presente che è il solo tempo, che a ben ragionare, ognuno di noi sperimenta nella propria esistenza, pur senza accorgersene il più delle volte.

I King Crimson del 2019 
ROBERT FRIPP, sebbene più noto come co-fondatore e chitarrista dei King Crimson, ha contribuito a numerosi album di diversi artisti come Brian Eno, David Bowie, Peter Gabriel, Blondie, Talking Heads, Daryl Hall, The Roches, Peter Hammill, Keith Tippett, David Sylvian, The Orb e The Grid. Il suo album solista del 1979, EXPOSURE è stato descritto come “il Sergeant Pepper dell’avant punk“. È apparso due volte nel sondaggio “100 Greatest Guitarist Of All Time” della rivista Rolling Stone, sebbene Fripp sostenga che probabilmente si sia trattato di errori del tipografo.

TONY LEVIN è membro dei King Crimson fin dal 1981. Famoso a livello internazionale e costantemente richiesto per il suo caratteristico modo di suonare basso e lo stick, partecipa anche alle tournée con Peter Gabriel con il quale ha lavorato dal 1977. È apparso in album di Paul Simon, John Lennon, David Bowie e innumerevoli altri e recentemente ha formato la sua band, Stick Men, al fianco del batterista dei King Crimson, Pat Mastelotto.


JAKKO JAKSZYK è stato membro del Level 42, prima di far parte con Mel Collins tra il 2002 e il 2004 della 21st Century Schizoid Band, un gruppo formato da ex King Crimson. Il suo album solista, THE BRUISED ROMANTIC GLEE CLUB (2006) ha visto la sua prima collaborazione registrata con Fripp, seguito da A SCARCITY OF MIRACLES nel 2011. Acclamato produttore, Jakszyk ha recentemente mixato l’album HOMO ERRATICUS di Ian Anderson dei Jethro Tull che è entrato in classifica nel Regno Unito tra i Top 20 del Regno Unito.

MEL COLLINS è stato già membro dal 1970 al 1972 dei King Crimson di IN THE WAKE OF POSEIDON (1970), LIZARD (1970), ISLANDS (1971), EARTHBOUND (1972), ed è apparso come ospite in RED (1974), l’ultimo album dei King Crimson degli anni ’70. Successivamente ha lavorato con The Rolling Stones, Roger Waters dei Pink Floyd, Dire Straits, Eric Clapton e molti altri, prima di tornare con i King Crimson nel 2014.

GAVIN HARRISON è entrato a far parte dei King Crimson nel 2007, suonando una serie di date negli Stati Uniti l’anno successivo. Stimato autore e tutor, ha anche registrato tre album con The Pineapple Thief, anche se Harrison è probabilmente più noto come batterista dei Porcupine Tree. La rivista Modern Drummer lo ha inserito tra i suoi 50 migliori batteristi di tutti i tempi.

PAT MASTELOTTO si è unito ai King Crimson nel 1994 dopo aver collaborato con Robert Fripp e David Sylvian. Già componente dei Mr. Mister, gruppo americano di grande successo degli anni ’80 tra i favoriti di MTV (con i quali partecipò anche a un Festival di Sanremo) è perfettamente a suo agio sia nella musica sperimentale degli KTU, sia nel pop e nel rock degli album dei The Rembrandts, di Hall & Oates e XTC.

JEREMY STACEY è un batterista inglese. I suoi primi lavori comprendevano la band degli anni ’90, The Lemon Trees (con il fratello gemello Paul Stacey alle chitarre, Guy Chambers e altri) e con i Denzil, band rock/powerpop di Bournemouth. Ha anche suonato con Sheryl Crow, i fratelli Finn, Nick Harper, Noel Gallagher e molti altri. Il 7 marzo 2016 fu annunciato che avrebbe preso il posto di Bill Rieflin come batterista al centro nel tour europeo del 2016 dei King Crimson, posizione che ha mantenuto anche dopo il ritorno di Rieflin nella band.

BILL RIEFLIN è un polistrumentista, ma noto soprattutto come batterista con i Ministry e con il gruppo di rock industriale KMFDM. Dal 2003 fino al loro scioglimento nel 2011 ha suonato la batteria con i REM. Ha registrato con Robert Fripp BIRT OF A GIANT e THE RIPERCUSSIONS OF ANGELIC BEHAVIOUR (entrambi del 1999) e più recentemente nel super-gruppo ambient, Slow Music nel 2006 e nel 2014.




Alessandro Staiti, giornalista e scrittore, ha pubblicato due libri sui King Crimson: “Robert Fripp e King Crimson”, (Latoside, 1982) e “In the Court of the Crimson King” (Arcana, 2016). Contribuisce regolarmente a Classic Rock Italia ed è caporedattore musica su www.mpnews.it.


King Crimson: Starless





King Crimson: Indiscipline - Live in Mexico City







Monday, January 7, 2019

Clara Haskil plays Mozart's Piano Concerto No. 20 - Ferenc Fricsay conducting







Clara Haskil plays Mozart Piano Sonata in C major K 330






Francis Poulenc: Dialogues des Carmélites - Pierre Dervaux conducting







Anna Akhmatova: To Fall Ill as One Should, Deliriously





To fall ill as one should, deliriously
Hot, meet everyone again,
To stroll broad avenues in the seashore garden
Full of the wind and the sun.

Even the dead, today, have agreed to come,
And the exiles, into my house.
Lead the child to me by the hand.
Long I have missed him.

I shall eat blue grapes with those who are dead,
Drink the iced
Wine, and watch the gray waterfall pour
On to the damp flint bed.

------

Behind the lake the moon's not stirred
And seems to be a window through
Into a silent, well-lit house,
Where something unpleasant has occured.

Has the master been brought home dead,
The mistress run off with a lover,
Or has a little girl gone missing,
And her shoes found by the creek-bed...

We can't see. But feel some awful thing,
And we don't want to talk.
Doleful, the cry of eagle-owls, and hot
In the garden the wind is blustering. 


Anna Akhmatova: To the Many





I -- am your voice, the warmth of your breath,
I -- am the reflection of your face,
The futile trembling of futile wings,
I am with you to he end, in any case.

That's why you so fervently love
Me in my weakness and in my sin;
That's why you impulsively gave
Me the best of your sons;
That's why you never even asked
Me for any word of him
And blackened my forever-deserted home
With fumes of praise.
And they say -- it's impossible to fuse more closely,
Impossible to love more abandonedly. . .



Anna Akhmatova: To Boris Pasternak





It ceased – the voice, inimitable here,
The peer of groves left forever us,
He changed himself into eternal ear...
Into the rain, of that sang more than once. 

And all the flowers, that grow under heavens,
Began to flourish – to meet the going death…
But suddenly it got the silent one and saddened – 
The planet, bearing the humble name, the Earth. 




Sunday, January 6, 2019

Siegfried Sassoon: Does It Matter?





Does it matter? -losing your legs? 
For people will always be kind,
And you need not show that you mind
When others come in after hunting
To gobble their muffins and eggs.
Does it matter? -losing your sight? 
There’s such splendid work for the blind; 
And people will always be kind,
As you sit on the terrace remembering
And turning your face to the light.
Do they matter-those dreams in the pit? 
You can drink and forget and be glad,
And people won't say that you’re mad; 
For they know that you've fought for your country,
And no one will worry a bit. 



Rupert Brooke: The Great Lover






I have been so great a lover: filled my days
So proudly with the splendour of Love's praise,
The pain, the calm, and the astonishment,
Desire illimitable, and still content,
And all dear names men use, to cheat despair,
For the perplexed and viewless streams that bear
Our hearts at random down the dark of life.
Now, ere the unthinking silence on that strife
Steals down, I would cheat drowsy Death so far,
My night shall be remembered for a star
That outshone all the suns of all men's days.
Shall I not crown them with immortal praise
Whom I have loved, who have given me, dared with me
High secrets, and in darkness knelt to see
The inenarrable godhead of delight?
Love is a flame; -- we have beaconed the world's night.
A city: -- and we have built it, these and I.
An emperor: -- we have taught the world to die.
So, for their sakes I loved, ere I go hence,
And the high cause of Love's magnificence,
And to keep loyalties young, I'll write those names
Golden for ever, eagles, crying flames,
And set them as a banner, that men may know,
To dare the generations, burn, and blow
Out on the wind of Time, shining and streaming. . . .
These I have loved:
White plates and cups, clean-gleaming,
Ringed with blue lines; and feathery, faery dust;
Wet roofs, beneath the lamp-light; the strong crust
Of friendly bread; and many-tasting food;
Rainbows; and the blue bitter smoke of wood;
And radiant raindrops couching in cool flowers;
And flowers themselves, that sway through sunny hours,
Dreaming of moths that drink them under the moon;
Then, the cool kindliness of sheets, that soon
Smooth away trouble; and the rough male kiss
Of blankets; grainy wood; live hair that is
Shining and free; blue-massing clouds; the keen
Unpassioned beauty of a great machine;
The benison of hot water; furs to touch;
The good smell of old clothes; and other such --
The comfortable smell of friendly fingers,
Hair's fragrance, and the musty reek that lingers
About dead leaves and last year's ferns. . . .
Dear names,
And thousand other throng to me! Royal flames;
Sweet water's dimpling laugh from tap or spring;
Holes in the ground; and voices that do sing;
Voices in laughter, too; and body's pain,
Soon turned to peace; and the deep-panting train;
Firm sands; the little dulling edge of foam
That browns and dwindles as the wave goes home;
And washen stones, gay for an hour; the cold
Graveness of iron; moist black earthen mould;
Sleep; and high places; footprints in the dew;
And oaks; and brown horse-chestnuts, glossy-new;
And new-peeled sticks; and shining pools on grass; --
All these have been my loves. And these shall pass,
Whatever passes not, in the great hour,
Nor all my passion, all my prayers, have power
To hold them with me through the gate of Death.
They'll play deserter, turn with the traitor breath,
Break the high bond we made, and sell Love's trust
And sacramented covenant to the dust.
---- Oh, never a doubt but, somewhere, I shall wake,
And give what's left of love again, and make
New friends, now strangers. . . .
But the best I've known,
Stays here, and changes, breaks, grows old, is blown
About the winds of the world, and fades from brains
Of living men, and dies.
Nothing remains.

O dear my loves, O faithless, once again
This one last gift I give: that after men
Shall know, and later lovers, far-removed,
Praise you, "All these were lovely"; say, "He loved."


Mataiea, 1914 


Wilfred Owen: Insensibility







Happy are men who yet before they are killed
Can let their veins run cold.
Whom no compassion fleers
Or makes their feet
Sore on the alleys cobbled with their brothers.
The front line withers,
But they are troops who fade, not flowers
For poets' tearful fooling:
Men, gaps for filling
Losses who might have fought
Longer; but no one bothers. 


II 

And some cease feeling
Even themselves or for themselves.
Dullness best solves
The tease and doubt of shelling,
And Chance's strange arithmetic
Comes simpler than the reckoning of their shilling.
They keep no check on Armies' decimation. 


III 

Happy are these who lose imagination:
They have enough to carry with ammunition.
Their spirit drags no pack.
Their old wounds save with cold can not more ache.
Having seen all things red,
Their eyes are rid
Of the hurt of the colour of blood for ever.
And terror's first constriction over,
Their hearts remain small drawn.
Their senses in some scorching cautery of battle
Now long since ironed,
Can laugh among the dying, unconcerned. 


IV 

Happy the soldier home, with not a notion
How somewhere, every dawn, some men attack,
And many sighs are drained.
Happy the lad whose mind was never trained:
His days are worth forgetting more than not.
He sings along the march
Which we march taciturn, because of dusk,
The long, forlorn, relentless trend
From larger day to huger night. 



We wise, who with a thought besmirch
Blood over all our soul,
How should we see our task
But through his blunt and lashless eyes?
Alive, he is not vital overmuch;
Dying, not mortal overmuch;
Nor sad, nor proud,
Nor curious at all.
He cannot tell
Old men's placidity from his. 


VI 

But cursed are dullards whom no cannon stuns,
That they should be as stones.
Wretched are they, and mean
With paucity that never was simplicity.
By choice they made themselves immune
To pity and whatever mourns in man
Before the last sea and the hapless stars;
Whatever mourns when many leave these shores;
Whatever shares
The eternal reciprocity of tears. 



Tuesday, January 1, 2019

Krystian Zimerman Plays Chopin: Piano Concerto No.2





Krystian Zimerman Plays Chopin: Piano Concerto No.1





Johannes Brahms: The Piano Concertos with Krystian Zimerman and Leonard Bernstein





Krystian Zimerman on Chopin





Ludwig Van Beethoven: 5th Piano Concerto 'Emperor' - Zimerman, Bernstein, Wiener Philarmoniker





Robert Graves: Fox's Dingle





Take now a country mood,
Resolve, distil it: —
Nine Acre swaying alive,
June flowers that fill it,

Spicy sweet-briar bush,
The uneasy wren
Fluttering from ash to birch
And back again.

Milkwort on its low stem,
Spread hawthorn tree,
Sunlight patching the wood,
A hive-bound bee....

Girls riding nim-nim-nim,
Ladies, trot-trot,
Gentlemen hard at gallop,
Shouting, steam-hot.

Now over the rough turf
Bridles go jingle,
And there's a well-loved pool,
By Fox's Dingle,

Where Sweetheart, my brown mare,
Old Glory's daughter,
May loll her leathern tongue
In snow-cool water. 



Starting Year 2019 with Gustav Mahler: Symphony No. 8 - Giuseppe Sinopoli, Conductor